Live Mesh
Per chi non lo conosce, Live Mesh merita senza dubbio una prova. E’ un servizio gratuito fornito da Microsoft che fornisce un desktop virtuale, utilizzabile nella finestra del proprio browser (che sia Internet Explorer, Firefox, Safari, Opera, che sia su Windows, Linux o Mac) in cui salvare i nostri file per potervi accedere dovunque, con 5 GB di spazio a disposizione, mica briciole.
Tutto qui? Non proprio. Live Mesh consente anche di condividere le proprie cartelle con altri utenti, gestendo i permessi in maniera avanzata: possiamo quindi facilmente creare delle cartelle condivise da vari utenti per semplificare le operazioni di lavoro. Tutto qui? No, perché Live Mesh permette anche, tramite l’installazione di un piccolo programma che vedrete solo in trayicon, di scaricare queste cartelle e vederle sul desktop del/dei vostro/i pc; e, dulcis in fundo, se utilizzate più pc, ha anche un comodo remote desktop che funziona perfino dalla mia università sotto VPN a casa mia sotto Fastweb e router, senza aprire una porta una. Queste caratteristiche sono disponibili in tech preview aperta per Windows e Mac, ma purtroppo non per Linux… ma conoscendo l’attiva comunità open source, non sarà difficile aspettarsi entro breve un client Mesh open! Senza dimenticare che entro breve arriverà anche il client mobile…
E a proposito di Open, permettetemi di sponsorizzare l‘Open Source Day che si terrà a Udine, all’Università nel polo dei Rizzi , il 28 novembre, dove ci sarà una conferenza del collega MSP Giuseppe Maggiore sullo svliluppo cross-platform in .Net e Mono, che mostrerà la portabilità dei programmi .NET e la potenza di linguaggi come F# e C#.
See you soon in Udine
Fisicamente (im)possibile
Arrivo a Udine da Mestre: binari di seraTornando ieri da Milano dal mio primo meeting MSP ho avuto una lunga e appassionante discussione con Giuseppe e Andrea, colleghi Student Partner, e Carlo, un simpatico e intelligente manager e fisico nucleare (se ricordo bene) che, come noi, si trovava sull’EuroCity ritardatario Milano Mestre. Orbene, gli argomenti son stati i più vari, i più interessanti e i più disparati: programmazione Object Oriented, Java, Russell, fede e ateismo, ma ciò che voglio qui ricordare è il discorso sulla fisica. Sul momento l’arrivo a Mestre ha interrotto il nostro discorso, ma essendoci scambiati le mail, ho deciso di continuare qui il discorso poiché si lega molto fortemente con i temi di questo blog.
Carlo e Giovanni (Andrea dormiva, beato lui) si son trovati d’accordo nel sostenere che la fisica odierna ha ormai quasi raggiunto i suoi limiti e, cosa che mi ha fatto rabbrividire da buon appassionato di fisica quantistica, che le particelle che oggi si cercano in posti come il CERN “non sono altro che numeri su un dispositivo”, poiché son troppo piccole, e noi non siamo in grado di vederle; Giuseppe e Carlo hanno argomentato paragonando la situazione odierna con il medievale problema del geocentrismo, dove ogni sorta di calcolo e raffazzonamento veniva usato per correggere la teoria e mostrare che, si, la Terra è al centro dell’Universo; così oggi, allo stesso modo, si cercherebbero queste particelle per dimostrare astruse e ineleganti (infarto mio a questa parola) teorie.
Ma Carlo, ma Giuseppe, come potete paragonare il geocentrismo alla meccanica quantistica e alla fisica delle particelle? Demolire così un secolo di scienza? Il geocentrismo è stata una teoria religiosa, non scientifica. I vari cieli e l’immobilismo della Terra son resistiti così tanto tempo non a causa della chiusa mentalità scientifica ma di quella religiosa, poiché il cattolicesimo ha bloccato l’evoluzione all’arcaico sistema tolemaico, mentre l’arretratezza tecnologica ha fatto il resto. Ma già i Greci teorizzarono un moto rotatorio della terra da occidente verso oriente e un sistema eliocentrico, così come le civiltà arabe successivamente, basandosi su calcoli astronomici e su osservazioni del moto della volta celeste: utilizzando strumenti semplici ma scientifici si accorsero subito che i conti non tornavano, e andarono contro alle verità dell’epoca, portando avanti le loro convinzioni fin contro alla Santa Inquisizione.
E’ vero che noi oggi non possiamo vedere le particelle subatomiche. Chi è in grado di vedere un bosone? Al CERN si spendono miliardi di euro per dimostrare la sua esistenza. Eppure sappiamo che i bosoni ci sono, esistono, proprio perché, come per Galileo e Copernico, i conti non ci tornano. Tali particelle che oggi non vediamo, se scoperte, ci spiegherebbero e confermerebbero un milione di ipotesi, e probabilmente (sicuramente) ci porterebbero un miliardo di altri problemi. Liquidare il tutto dicendo che “sono numeri su uno strumento” significa davvero negare la curiosità scientifica di chi cerca di scoprire il perché di quei numeri e di quelle bizzarrie, significa rifiutare l’empirismo, significa tradire la volontà di conoscere che ogni scienziato deve avere.
L’eliocentrismo come teoria entra nella nostra società con Copernico attorno al 1530; la dimostrazione arriva solo 150 anni dopo grazie a Newton. Potranno passare gli stessi anni prima di dimostrare con la pratica l’esistenza di molte particelle, di buchi neri, di chi più ne ha più ne metta, ma statevi certi: un giorno le troveremo. La scienza non si arresta.
p.s. : La foto non c’entra niente, ma mi piaceva. L’ho scattata con la testa fuori dal finestrino all’arrivo a Udine.
Windows 7, Virtual Windows XP, applicazioni virtuali sul desktop
Windows 7 è ormai pronto a uscire, e Microsoft vuole entrare nel cuore degli utenti immediatamente, facendo dimenticare Vista agli scontenti che son rimasti fedeli a XP e magari, perché no, imporsi subito in ambito aziendale, dove il fantasma Linux incombe ormai da anni.
Per far ciò ha preparato Virtual Windows XP, una soluzione scaricabile da ogni possessore di licenza Windows 7 Professional, Enterprise o Ultimate che permette di virtualizzare Windows XP nell’ambiente già ben collaudato di Virtual PC. La licenza Windows XP inclusa sarà di tipo Professional,e la grande novità rispetto alle soluzioni di virtualizzazione più conosciute, quali VmWare, VirtualBox e colleghi, è la possibilità di lanciare applicazioni della macchina virtuale direttamente da Windows 7, senza dover lanciare la macchina virtuale. Questo garantirà retrocompatibilità di applicazioni e periferiche obsolete, grazie anche a una rinnovata gestione dell’USB virtuale, tranquillizzando utenti e aziende che magari non han voglia di aggiornare costosi programmi o cambiare importanti periferiche solo perché non funzionano su Windows 7, e al contempo intendono aggiornarsi al nuovo sistema operativo.
E ora passiamo ai fatti, mostrando un installazione completa di Windows Virtual PC e Virtual Windows XP su Windows 7 RC. Come applicazione di test da utilizzare su XP utilizzerò Autocad 2006, programma che ha noti problemi di compatibilità con Windows Vista e che, dato il suo costo, potrebbe essere conveniente virtualizzare in questa versione piuttosto che acquistare una costosa versione aggiornata.
Virtual PC e Virtual Windows XP sono scaricabili gratuitamente in questa pagina. Il primo file, l’installer per Windows Virtual PC è piuttosto leggero, meno di 5 MB, mentre l’immagine di Windows XP pesa circa 450 MB. L’eseguibile di Windows Virtual PC non è altro che un pacchetto Windows Updater, che si installerà nel vostro sistema come un aggiornamento, mostrando questa schermata:
Una volta installato Virtual PC, verrà richiesto di riavviare il computer, per consentire l’integrazione delle features del programma con Windows 7. Dopo il riavvio, installiamo Windows XP mode eseguendo l’installer precedentemente scaricato. I passi sono molto semplici, è sufficiente lasciare tutte le opzioni impostate di default fino all’avvio dell’installazione vera e propria.
Terminata l’installazione, deselezioniamo la casellina “Launch Virtual XP” e clicchiamo su Finish. Ho scelto di farvi deselezionare la checkbox per entrare immediatamente in familiarità con l’integrazione di Virtual PC con l’ambiente: premendo il pulsante Start e scendendo nella lista dei programmi, infatti, troveremo la nuova cartella “Windows Virtual PC” creata dall’installazione. All’interno si trova già la copia di Windows XP appena installata, ma ancora da configurare, un link alla cartella da dove gestisono le macchine virtuali (per ora vuota) che esploreremo più avanti; ma questo percorso è particolarmente importante perché è qui che, una volta installate le applicazioni su Windows XP virtualizzato, troveremo i link per avviarle direttamente da Windows 7.
Con il classico doppio clic su Virtual Windows XP avviamo la procedura di installazione della macchina virtuale. Il setup ci richiederà di inserire la password per Virtual Windows XP (è importante, ricordatevela; come ricordatevi il semplice nick “User”, sebbene sia possibile modificarlo) per poi avviare l’installazione dell’hard disk virtuale e dell’integrazione del nuovo sistema in Windows 7. Al termine dell’installazione, avremo un sistema Windows XP Service Pack 3 in inglese, anche se in futuro sarà disponibile in italiano, completo di licenza OEM già attivata per noi; come vedete, il sistema è impostato di base con soli 256 MB di RAM, ma riconosce il nostro processore. Una pecca di questo Virtual Windows XP è che però riconosce solo un core del processore, anche nel caso che la macchina ospite ne abbia più d’uno, al contrario di altre soluzioni per la virtualizzazione. La bassa RAM impostata e il solo core disponibili sono dovuti al fatto che questo pacchetto d’installazione è pensato per funzionare su tutti i computer in grado di eseguire Windows 7, quindi anche vetusti sistemi single core dove sarebbe, appunto, impossibile virtualizzarne più d’uno. In ogni caso mentre la RAM a disposizione è facilmente espandibile, come vedremo ora, aumentare il numero di core virtuali è impossibile, ma non è detto che in futuro non diverrà possibile impostare il numero di core a disposizione del sistema virtuale: non dimentichiamo che per ora è ancora una versione beta, di sviluppo. Procediamo in ogni caso con le immagini:
Andiamo ora scoprire le impostazioni di Windows Virtual PC e aumentare la RAM a disposizione del nostro sistema. Dato che per modificare le impostazioni è necessario che Virtual Windows XP sia spento, e che di default allo spegnimento il sistema viene ibernato, premiamo Tools e poi Settings sulla barra del menu di Virtual Windows XP. Nella finestra delle opzioni, selezionamo “Close” dalla colonna a sinistra, e successivamente “Prompt for action” dalla colonna a destra. Premiamo OK e chiudiamo la finestra di Windows Virtual XP; alla richiesta di cosa fare, scegliamo “Shut Down” dal menu a tendina e attendiamo lo spegnimento del sistema. Ora apriamo la cartella Virtual Machines dal percorso che vi ho mostrato prima, o andando nella nostra cartella utente e aprendo la cartella Virtual Machines, selezioniamo Virtual Windows XP e clicchiamo su Settings.
Una volta aperta la finestra di dialogo, selezioniamo “Memory” dalla colonna a destra e, nella casella di testo a sinistra, scriviamo la quantità di RAM da assegnare alla macchina virtuale. Dato che chi legge questa guida potrebbe non essere pratico nell’utilizzo di ambienti virtuali, ecco i miei consigli per un utilizzo ottimale della memoria. Windows XP funziona con 256 MB di RAM, sono il minimo raccomandato, ma per avere un sistema reattivo almeno 512 MB o 1 GB sono consigliabili. Per scegliere la quantità di RAM da dare a disposizione del vostro sistema virtuale dovete basarvi sulla RAM del sistema ospite, ovvero del vostro computer. Se avete solo 1 GB di ram a disposizione, 256 MB o 512 MB sono una scelta obbligata; tenete conto che il vostro sistema sarà, in ogni caso, abbastanza rallentato: un discreto quantitativo di RAM è infatti requisito obbligatorio per un sistema che intende ospitare una o più macchine virtuali. Con 2 GB, assegnate 512 MB o 1 GB a Windows Virtual XP, a seconda delle applicazioni che intendete utilizzare sul sistema virtuale; con 3 GB di RAM impostate 1 GB senza pensarci, idem per 4 GB o più, dove potete anche decidere di impostare 2 GB di RAM virtuale, la scelta ottimale per evitare i page fault e liberare l’hard disk inutile lavoro, garantendo fluidità al sistema.
Lascio a voi il divertimento di scoprire il funzionamento delle altre opzioni, che personalmente consiglio di lasciare come sono impostate di default, a meno di particolari esigenze; vi mosterò, ora, l’installazione di un applicazione nell’ambiente virtuale e la sua integrazione in Windows 7. L’applicazione scelta è Audodesk Autocad 2006, che all’uscita di Windows Vista si è mostrata incompatibile con questa generazione di sistemi operativi, ed è stata rimpiazzata da versioni più recenti, complete e compatibili, ma che qualcuno potrebbe ancora usare visti gli alti costi di upgrade. Ho scaricato l’installer del trial sulla macchina ospite per mostrarvi come funziona il trasferimento file su Virtual Windows XP: è possibile trasferirli sia con un semplice copia-incolla dall’ospite alla macchina virtuale, sia esplorando la macchina ospite dal sistema virtuale, utilizzando gli hard disk installati come fossero dischi di rete: all’installazione, tutti i drives fisici vengono infatti mappati in drive virtuali di rete, una vera comodità che semplifica di molto molte operazioni. Navigando così nel mio pc ospite, ho lanciato l’installazione di Autocad 2006.
Il sistema virtuale ha mostrato discrete prestazioni, e ha terminato l’installazione in poco tempo. Il programma è diventato disponibile nel menu Start di Windows XP, come normalmente accade, ma accessibile anche da Windows 7, dal menu che vi ho mostrato in precedenza, dove è ’spuntata’ la cartella Virtual XP Applications con dentro Autocad, specularmente a quanto visto nell’ambiente virtuale.. Così ho spento la macchina virtuale e ho lanciato il programma direttamente da Windows 7, ed ecco a voi il risultato:
Come vedete, Autocad si avvia con la grafica di Windows XP. Tutte le sue funzionalità sono disponibili, i vari pannelli sono liberi di essere spostati e utilizzati come fossero in Windows XP, e l’applicazione risulta così reattiva e comoda da usare come fosse un applicazione per Windows 7.
Concludendo, possiamo dire che il lavoro fatto da Microsoft con Windows Virtual PC e XP mode è sicuramente apprezzabile. La macchina virtuale e reattiva, sono disponibili immediatamente tutti i drives della macchina ospitante; l’utilizzo di periferiche USB (non trattato in questo articolo) risulta semplice e intuitivo, come in altri ambienti di lavoro. L’unico punto a sfavore e l’utilizzo di un solo core del sistema ospitante; ma considerando che le applicazioni progettate per Windows XP e non funzionanti in Windows Vista o Seven sono per la quasi totalità progettate per sistemi a singolo core, il difetto si sente meno, anche se potrebbe influire sulla reattività del sistema; tutto ciè viene comunque compensato dalla grossa comodità di avere le applicazioni integrate in Windows 7, senza dover avviare ambienti virtuali e gestire inutilmente due desktop.
Benvenuti
Inauguro semplicemente questo blog, con un benvenuto a chi lo visita. Per ora, pochi, in futuro, chissà. Non prometto niente, qualche guida, qualche pensiero, qualche recensione, qualche serie di post, magari, su argomenti a me cari. A presto, con la prima guida sul futuro Windows 7! Intanto, se volete sapere qualcosa di più su di me…

















