A Nice Travel: Rome

  • March 25, 2010 23:34

E torno finalmente a scrivere sul mio blog portando l’esperienza di un’ uscita fotografica. La prima cosa che vorrei farvi notare è quanto sia importante avere del tempo quando si decide di scattare delle buone foto. Principalmente  per fare in modo che scattare diventi un piacere e non una corsa contro il tempo e successivamente per potersi concentrare correttamente sul soggetto e dare il giusto valore all’immagine.

E’ fondamentale dedicare qualche minuto all’analisi del setting di ripresa. Molti ragionamenti con il passare del tempo vengono spontanei ma all’ inizio non lo sono, è quindi importante ricordarsi di controllare le condizioni di luce in cui ci ritroviamo ad operare, la quantità di soggetti in movimento, e i colori predominanti sulla scena.

Durante il .netCampus a cui ho avuto il piacere di partecipare, ho avuto la possibilità di distaccarmi dallo STAFF  per qualche ora e passeggiare in solitario gustandomi una piccola parte delle meraviglie che una città d’arte come  Roma è in grado di mettermi a disposizione.

Avendo non più di tre ore , e costretto a rimanere in zona a causa dello sciopero generale dei mezzi pubblici e del maltempo, con la cartina in mano dell’hotel e con le indicazioni dei colleghi locali  di RomaTre (che ringrazio per l’ospitalità) ho deciso di recarmi a visitare una delle quattro basiliche papali quella di San Paolo Fuori le Mura. Un setting sicuramente interessante per mettere alla prova la propria macchina fotografica e le proprie competenze.

E’ da considerare innanzitutto che  all’interno della basilica la quantità di luce  a nostra disposizione sarà notevolmente ridotta e a parte il divieto legislativo che ne impedisce l’uso, il flash vista la dimensione  della basilica, non ci potrà essere d’aiuto per compensare la poca illuminazione a nostra disposizione.

Un modo quindi per evitare che la foto ci venga buia è quello di aumentare vertiginosamente il tempo di esposizione e l’apertura focale della nostra macchina fotografica.  Ed ecco qui che nascono i primi problemi: fotografare in condizioni simili impone o di essere delle statue (cosa impossibile) o di utilizzare un cavalletto per evitare oscillazioni in fase di ripresa. Qualsiasi movimento durante il tempo di ripresa viene registrato e nonostante il soggetto sia fermo le nostre mani sono soggette a delle minime oscillazioni che registrate durante lo scatto provocano l’effetto mosso se non fissiamo la macchina fotografica ad un cavalletto.

E’ anche vero che difficilmente avendo il peso e le dimensioni limitate  in aereo se non siamo fotografi di professione decidiamo di riservare dello spazio in valigia ad un treppiede.  E se quindi ci ritroviamo a fotografare in una basilica e siamo sprovvisti di treppiedi come possiamo fare? Una soluzione alternativa può essere quella di trovare dei punti d’appoggio stabili su cui appoggiare la macchina fotografica come scalini, balaustre, o come nel mio caso contenitori in legno per le offerte.

A questo punto il problema si sposta nel gestire l’angolazione della macchina fotografica nel caso in cui il nostro cavalletto improvvisato non sia nella giusta prospettiva di ripresa. E normalmente la  soluzione che preferisco adottare in queste situazioni è di utilizzare il tappo dell’obiettivo come si fa con la carta sotto la sedia quando questa per colpa del dislivello con il terreno balla.

Avendo ora quindi una base stabile possiamo finalmente impostare manualmente i parametri di ripresa della nostra fotocamera pronti infine per scattare. Come anticipato prima i parametri su cui andremo a lavorare in programma M o Manuale saranno quindi il tempo di esposizione e la dimensione di apertura del diaframma. Il consiglio è di sfruttare i benefici offerti dalla fotografia digitale, e giocare quindi sui parametri provando un po’ di combinazioni e guardando in preview immediatamente i risultati ottenuti. In generale, un diaframma troppo aperto tende a perdere in profondità, ma uno troppo chiuso può rendere troppo scura la vostra immagine. Sta a voi definire quale sia il giusto equilibro per l’ambiente di ripresa, non ci sono regole fisse.

Gli effetti che potrete ottenere giocando sui valori sono veramente tanti, a questo link ci sono alcuni esempi oltre ad altre immagini scattate in giro per Roma. Good Join

Light and DayLight

  • November 1, 2009 22:47

Una delle variabili più importanti quando si parla di fotografia è  quella della luce. I fotografi professionisti normalmente lavorando in studio riproducono le condizioni ottimali di ripresa utilizzando faretti e diffusori. Gli amatori, o professionisti specializzati in  fotografia in Daylight devono necessariamente fare i conti con la luce dell’ambiente esterno. E’ importante quindi imparare ad utilizzare la luce del sole a proprio favore  per ottenere quindi degli scatti efficenti  e che trasmettano effettivamente qualcosa.  Come? Innanzitutto prendendo coscienza del fatto che gli effetti che otteniamo scattando una foto alle 14:00 del pomeriggio sono totalmente differenti dagli effetti che possiamo ottenere scattando la stessa foto allo stesso soggetto magari intorno alle 18:00  che sono ancora differenti rispetto a quelli che possiamo ottenere alle 8 del mattino. Ciò che cambia sono i colori che la luce ci offre (dal rosso al bianco per poi passare all’arancione-rosso nero), la quantità di ombra che invade la nostra foto, e di conseguenza la quantità di luce a disposizione del nostro obiettivo.

L’ombra è un elemento importantissimo specialmente quando si parla di fotografia b&w (black & white),  in cui può effettivamente diventare l’unico elemento caratterizzante dell’immagine. Bisogna quindi trovare il giusto compromesso, ricordandosi che il troppo storpia, e troppo poco rischia di non incidere l’immagine come vorremmo. Il trucco sta nel trattare l’ombra come il soggetto principale dell’immagine, stando molto attenti a com’è posizionata e quali parti oscura della nostra ripresa.

Parlando di luce non può mancare un riferimento al riflesso, elemento fondamentale di ripresa in paesaggi che hanno un minimo di spettro acquoso. Sfruttando questo effetto è importantissimo tenere in considerazione l’ora di ripresa dell’immagine, in quanto il riflesso è dipendente dal colore della luce che illumina il nostro soggetto.

Puntando invece il proprio obiettivo contro il sole, si fa quello che di norma viene considerato molto pericoloso, ossia il Controluce. E’ errato considerarlo in partenza un errore, è necessario però conoscere molto bene le reazioni della nostra macchina fotografica in queste condizioni di luci per poterle usare a nostro favore.

Qui potrete trovare qualche scatto di esempio in daylight che ho ripreso in prima persona a Torino, in cui non ho avuto la necessità di usare software di fotoritocco.

Playing with RAW

  • August 3, 2009 22:06

In questo Album ho cercato di portavi ad esempio, il risultato di alcune immagini che ho elaborato personalmente a mano (da perfetto inesperto) utilizzando il formato RAW  e Camera RAW della Suite di Adobe Photoshop.

Il Raw è l’unico formato digitale, equiparabile al negativo della macchina fotografica a rullino.

Per intenderci, prima dell’avvento della macchina fotografica digitale, se eravate intenzionati a duplicarvi la vostra foto eravate costretti a portare dal fotografo i negativi  dei provini o della stampa delle vostre foto.

Bene i negativi, di fatto erano un elaborazione diretta, all’ inizio fatta a mano, del vostro rullino. Durante la fase di sviluppo, il vostro fotografo in camera oscura, prima tirava fuori il negativo dal rullino, e poi con una serie di passaggi negli acidi (il tutto nella più completa oscurità) sviluppava il vostro negativo, decidendo al posto vostro una serie di parametri regolabili ulteriormente in fase di sviluppo come la luminosità, il contrasto e molto altro ancora contemporaneamente al fissaggio sulla carta fotografica.

Impostando il salvataggio delle immagini  della vostra macchina fotografica Reflex o Bridge (solamente se l’avete acquistata da poco), in formato RAW o Raw + JPG, otterete  questo particolare tipo di formato che vi permetterà di fare delle modifiche sull’immagine con un miglioramento pari al 45%.

Ogni macchina fotografica possiede un proprio formato Raw proprietario, per questo è importante mantenere sempre aggiornata la libreria di CameraRar (è da sottolineare comunque che il raw si sta pian piano standardizzando verso il dng Digital Negative). Il raw di fatto non è un immagine ( e tecnicamente neanche un formato, ma una classe di formati), ma è una raccolta di bit di composizione di quell’ immagine, infatti anche camera raw, lavora utilizzando dei preview in jpg di quell’immagine.

Qualsiasi fotografo professionale, sfrutta questa enorme possibilità datagli dalla tecnologia, e vorrei sottolineare che usufruire di cameraRaw non equivale per nessuna ragione a Trassare sul risultato finale dell’ immagine, ma serve semplicemente a migliorarne la sua qualità. E’ normale in fase di scatto non notare alcuni particolari nell’immagine, che in fase di sviluppo invece divengono piuttosto evidenti. CameraRaw permette infatti di operare come in una vera e propria camera oscura, permette di rifinire i bordi dell’immagine, regolarne la luminosità, il contrasto la curva di colore il tutto senza perdita di qualità, come può invece accadere lavorando sull’immagine jpg con Photoshop.